Beppe Sabatino. Profughi d’acqua
La Rocca, nata vicino all’acqua e a questa da sempre profondamente legata, accoglie oggi, quasi fosse un porto naturale dove rifugiarsi, i pesci profughi di Beppe Sabatino.
L’acqua non è più grembo, ma tomba di plastica e catrame. I profughi d’acqua sono fantasmi di un’apocalisse silenziosa, creature condannate a un esilio eterno dal loro stesso elemento vitale. Non c’è poesia nel loro viaggio, solo la disperata e cieca fuga da un mare che è diventato veleno, soffocato dall’abbraccio sterile dell’uomo.
I loro corpi, ridotti a scheletri geometrici e forme fossilizzate nel polistirene, sembrano gridare sotto la superficie muta dell’opera. Sono le vittime sacrificali del progresso, simboli di una natura violentata che galleggia, inerte, nei canali di scolo della nostra sofferenza.
L’oro dei riflessi è ormai spento, corroso dal bitume e dal rifiuto. In questo esodo senza ritorno, i pesci profughi non cercano una nuova sponda: testimoniano il crollo di un mondo, l’istante preciso in cui l’uomo, avvelenando la fonte della vita, ha firmato la propria condanna alla solitudine.
Beppe Sabatino vive tra Fano (PU) e Milano, insegna all‘Accademia di Belle Arti di Urbino
beppesabatino.com
La mostra, che verrà inaugurata giovedì 25 giugno, sarà visitabile tutti i giorni dalle ore 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso ore 19) e negli orari speciali di apertura della Rocca Roveresca di Senigallia.